
Un rinnovamento necessario
Costruire comunità ecclesiali ministeriali
La Chiesa italiana vive da decenni una grave crisi vocazionale: come sappiamo in molte parrocchie non è più possibile garantire la presenza di un parroco residente, e la situazione andrà ad essere sempre più diffusa perché il numero di presbiteri continuerà a diminuire nei prossimi anni. Per far fronte a queste difficoltà sono state adottate alcune soluzioni, due sopra tutte le altre: l’accorpamento delle parrocchie in unità pastorali o l’utilizzo di preti stranieri. Soluzioni che non possono avere il carattere della stabilità perché il bisogno non è solo relativo al colmare un vuoto temporaneo ma ad un interrogarsi sulle opportunità che questa difficoltà può offrire per rinnovare la vita ecclesiale.
La riflessione sulla centralità del tema dei ministeri per la vita della Chiesa, avviata da Papa Francesco, va proprio in questa direzione, perché sottolinea il ruolo di tutti i battezzati, chiamati a mettersi a servizio della comunità, come segno di una Chiesa “tutta ministeriale”. I processi di riforma avviati da Papa Francesco hanno incoraggiato la Chiesa italiana a rimettere al centro il concilio Vaticano II e il magistero successivo, che già più di 60 anni fa cercò di promuovere un modello di Chiesa non limitato dai e ai ministeri ordinati, ma in grado di abbracciare una vasta “ministerialità diffusa”. Da qui l’attenzione sulla necessità di coinvolgere tutti i battezzati nel servizio alla comunità e di rendere concreti questi ministeri, superando una concezione limitata e clericale del servizio ecclesiale.
Con i motu proprio Spiritus Domini e Antiquum Ministerium, Papa Francesco aprì la possibilità di conferire i ministeri di lettore e accolito anche alle donne, oltre ad istituire il ministero di catechista. Inoltre, in alcune diocesi italiane, questa riflessione si sta allargando anche ad altri possibili ministeri nel campo della pastorale della carità e nella guida delle comunità senza parroco residente.
Pur essendo tentativi non ancora molto diffusi e tuttora in fase di discernimento e progettazione, sembrano già configurare la possibilità di trovare una risposta strutturale alla scarsità di preti, con il notevole valore aggiunto di riscoprire la vocazione di ogni battezzato e di valorizzare il servizio di tutti i membri della Chiesa. In questo quadro, i ministri istituiti non sono solo esecutori di compiti delegati dai presbiteri, ma veri animatori della comunità, promuovendo la corresponsabilità, la formazione dei fedeli e l’accoglienza di coloro che desiderano intraprendere un cammino di fede.
Questo processo richiede e richiederà un importante cambiamento di mentalità, che permetta di superare la logica del clericalismo ed edifichi una Chiesa capace di mettere al centro la corresponsabilità e la partecipazione attiva di tutti i battezzati. I ministeri istituiti sono una via per realizzare questo progetto, dando voce a tutti i membri della comunità nel servizio al Vangelo.



