
Una magnifica umanità nella prima enciclica di Leone XIV
Il 25 maggio, nel 135° anniversario della “Rerum novarum”, con la pubblicazione della sua prima enciclica, il Papa ha fatto risuonare con forza l’appello a custodire “una magnifica umanità abitata da Dio”, promuovendo verità, dignità del lavoro, giustizia sociale e pace. È di grande impatto l’immagine scelta da Leone XIV: “l’umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme”.
La centralità della persona umana emerge dal testo con la forza dirompente del messaggio evangelico ed è richiamata ed attualizzata nel tempo dell’intelligenza artificiale con le sfide che lo caratterizzano. Composta da un’introduzione, cinque capitoli e una conclusione, Magnifica humanitas parte da un assunto: la tecnologia non è una “forza antagonista rispetto alla persona” (MH 4), né “di per sé un male” (MH 9). Tuttavia, essa “non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa”. Per questo dev’essere usata per “costruire nel bene” seguendo la logica della corresponsabilità coraggiosa, della sussidiarietà, della comunione.
Ma cosa significa oggi “costruire nel bene”? Per farlo, secondo Papa Leone, dobbiamo rimettere al centro l’annuncio del Vangelo nella sua vitalità e dinamicità e ripercorrere la Dottrina sociale della Chiesa. Nel pensiero dei suoi predecessori, il Papa evidenzia come la Dottrina Sociale della Chiesa non sia semplicemente un insieme di principi ma piuttosto “un cammino di discernimento comunitario”, una “teologia della comunione nella storia” (MH 27) che ha orientato la lettura degli avvenimenti alla luce del Vangelo e deve continuare a farlo. Nelle rispettive epoche, ogni successore di Pietro “ha fatto emergere aspetti diversi di un unico patrimonio: la dignità della persona, il valore del lavoro, la destinazione universale dei beni, la solidarietà e la sussidiarietà, la cura del creato, la centralità della pace e della fraternità” (MH 45).
Annunciare il Vangelo oggi significa continuare ad inventare inventare linguaggi nuovi per l’evangelizzazione [MH 4, 10] creando veri e propri laboratori di innovazione pastorale che possano rivitalizzare le nostre comunità e, soprattutto, valorizzare le caratteristiche dei giovani che vivono più di tutti le trasformazioni descritte nell’enciclica, per abilitarli a diventare co-creatori di un annuncio vivo e nuovo.
L’attenzione dell’enciclica ai temi di maggiore criticità è evidente: Papa Leone, in netta continuità con Papa Francesco, sollecita la riflessione su temi dell’IA, delle tecnologie, della comunicazione oltre a parlare di giustizia sociale, dignità umana, lavoro, guerra… facendoci toccare con mano la forza trasformativa dell’annuncio cristiano. Una Parola sempre viva e capace di illuminare le sfide umane e pastorali del nostro mondo.



